01 luglio 2022

Dott. Giovanni Luigi Ivaldi

INTERPRETAZIONI

Obiettivo di questo «caso clinico» è quello di giungere a conclusioni diagnostiche mediante esami di 1° livello per le emoglobinopatie eseguiti alla nascita. Vengono riportati i casi di tre neonati, nati a termine ed esaminati in modo appropriato entro la prima settimana di vita, così come previsto dalle linee guida (1): in nessun caso, per i tre neonati, era stata eseguita la diagnosi prenatale.

Neonato 1

Genitori entrambi portatori eterozigoti di Hb S: l’esame alla nascita ha mostrato l’assenza di tale variante e lo stato di normalità per il neonato, con un valore di Hb A > 22% (1). È certa in questo caso l’assenza nel neonato dell’Hb S, sia allo stato eterozigote che omozigote.

Neonato 2

Genitori portatori rispettivamente di Hb C e β-talassemia: l’esame alla nascita del neonato indica chiaramente la presenza dell’Hb C e dell’Hb A, conseguentemente la sua condizione è quella di un portatore eterozigote di Hb C (quindi senza β-talassemia).

Probabilmente     è     presente     un     tratto    a-talassemico, caratteristica non indagata nei genitori,  che si evidenzia con la presenza di una  quota  di  Hb  Bart’s  quantificata dall’esame  elettroforetico.  La   presenza di  a-talassemia non pregiudica il fenotipo clinico del neonato.

Neonato 3

Genitori entrambi portatori di β°-talassemia: l’esame alla nascita è stato eseguito con un duplice obiettivo: quello di tranquillizzare la coppia che non aveva fatto diagnosi prenatale e di valutare l’idoneità del sangue del cordone ombelicale, in vista del bancaggio, considerando l’intenzione espressa dai genitori di donarlo. Il neonato risulta anemico, ma la presenza dell’Hb A rassicura sullo stato di «non-omozigosi» della β-talassemia. Probabilmente è presente uno stato di talassemia eterozigote. Tale condizione, che non desta alcuna preoccupazione, deve essere confermata, così come previsto dalle linee guida (1,2), attendendo il completamento dello switch dell’Hb F o mediante specifico esame del DNA. Per quanto  riguarda  il   bancaggio,   il sangue cordonale può essere conservato  in  attesa  della conferma diagnostica successiva (3).

CONCLUSIONI

Le raccomandazioni per la diagnosi neonatale delle emoglobinopatie (1) definiscono i limiti e le possibilità diagnostiche mediante esami di 1° livello, talvolta eseguiti  alla  nascita  in  particolari condizioni di urgenza.

In sintesi possiamo osservare che:

  • La presenza dell’Hb A è condizione sufficiente per escludere uno stato omozigote di difetti strutturali dei geni β o la presenza di composti eterozigoti Hb X/β° talassemie.
  • La presenza  di Hb  A in  quantità inferiore  al 10%  può far  supporre una  condizione eterozigote  di   β° - talassemia.
  • La presenza di Hb Bart’s, visibile soltanto alla nascita e che sparisce procedendo verso lo switch dell’Hb F, consente di supporre la coereditarietà di difetti a-talassemici.
  • Alla nascita è possibile osservare le varianti dei geni γ, alcune delle quali possono produrre anemia emolitica.
  • È  scarso  il  contributo  degli  indici  eritrocitari  alla  nascita  per  documentare  la  presenza  di  una emoglobinopatia


BIBLIOGRAFIA

  1. Ivaldi G, Barberio G, Caruso V, et al. Raccomandazioni per la diagnosi neonatale delle emoglobinopatie. Biochim Clin 2015; 39(2):116-34. 
  2. Raccomandazioni per la diagnostica di primo livello delle emoglobinopatie-SITE 2012.
  3. Htpp://www.centronazionalesangue.it/sangue-cordonale/, Gazzetta Ufficiale, Supp. ord. n. 124 del 17.5.2011. 4.Barberio G, Ivaldi G. (2020). Emoglobinopatie. Dalla diagnosi alle consulenze specialistiche (Vol. 1). Piccin.